Podcast: il racconto del giornalismo

Nella serie dei podcast realizzati dai corsisti dell’edizione 2025-2026, si ripercorrono alcune delle tematiche centrali sviluppate nei diversi moduli, dalle questioni etiche agli sviluppi dell’intelligenza artificiale, dalla storia del giornalismo ai momenti cardine della grande Storia. In un formato relativamente breve, attorno ai 20 minuti, si ha dunque la possibilità di ritrovare traccia degli snodi dei mestieri di giornalista e operatore-trice media.

Introduzione al corso

di Daniele Coroneo

I media sono in crisi e non è un mistero. Il fenomeno non è tuttavia limitato alla sola Svizzera: Gad Lerner ci parla delle difficoltà che incontrano le testate italiane, deboli finanziariamente e quindi confrontate alla mano lunga di imprenditori che considerano le redazioni delle casse di risonanza per i loro scopi. La manipolazione di giornali, TV, radio e siti di informazione è una realtà quotidiana anche in Israele, paese in guerra e nel quale i media svolgono un ruolo di primo piano nella radicalizzazione del discorso antipalestinese. Anche di questo abbiamo discusso con Meron Rapoport, giornalista d’inchiesta israeliano. Lerner e Rapoport sono stati gli ospiti inaugurali di questa nuova edizione del Corso di giornalismo della Svizzera italiana.

Il giornalismo della resistenza

di Alessio Arnold

In questa puntata raccontiamo la seconda giornata del corso di giornalismo, dedicata al tema della resistenza.
Con le voci di Laura Silvia Battaglia, che lavora da anni nei contesti di conflitto, e di Kirill Artemenko, direttore di Paperpaper costretto all’esilio, riflettiamo su cosa significhi fare informazione libera quando farlo diventa pericoloso.

Le sfide dell’AI nella società (prima parte)

Dialoghi con la macchina di Olmo Invernizzi

“L’intelligenza artificiale è ormai parte della nostra vita quotidiana: ci aiuta a studiare, lavorare e prendere decisioni.
In questo corso del modulo 3, scopriremo insieme cos’è davvero l’AI, come funziona e come sta cambiando il nostro mondo.
Con l’aiuto di due esperti, Massimo Mistretta e Michela Manini Mondia, esploreremo le sue applicazioni nelle aziende, le sfide etiche e le opportunità per il futuro.
Un viaggio per capire la tecnologia e imparare a usarla con consapevolezza.

Le sfide dell’AI nella società (seconda parte)

di Gianni Masdonati

L’Intelligenza Artificiale è ovunque e sta cambiando il modo in cui viviamo, lavoriamo, comunichiamo.
Ma siamo davvero consapevoli di come funziona? Di cosa comporta? Di quante e quali sfide porta con sé?
Per chi è curioso, per chi è preoccupato, per chi vuole capire, questo Podcast è per voi: perché il futuro appartiene a tutti. E tutti devono poterlo comprendere.

Inchieste nei media elettronici

di Gianluca Albisetti

“Si chiama Inchiesta un’indagine, condotta a voce o per iscritto. Ha lo scopo di determinare lo stato e la realtà dei fatti di una situazione in tutti i suoi aspetti”.

Le tipologie sono diverse: ci sono le inchieste locali, di respiro nazionale o di portata internazionale. L’obiettivo: trovare la verità con i diversi strumenti a disposizione, esporla al pubblico nel modo più incisivo possibile e, se possibile, attirare l’attenzione delle autorità.

Tre ospiti ci spiegano i diversi modi di lavorare per elaborare e concludere un’inchiesta, tema al centro del modulo 6. Tra collaborazioni internazionali con altri reporter fino alla conoscenza del territorio cantonale e delle sue istituzioni. Quest’ultimo strumento essenziale per le indagini locali che possono poi oltrepassare i confini ed espandersi.

Diritto dei media

di Andrea Martinelli

“La libertà di stampa non è solo un diritto, ma anche un dovere: quello di agire nel rispetto delle regole, della verità e della dignità umana”.

Il giornalismo in Svizzera

di Giuditta Wiesendanger

Attraverso le prospettive di quattro ospiti abbiamo esplorato diversi aspetti del giornalismo in Svizzera: dal ruolo del servizio pubblico radiotelevisivo alle caratteristiche del panorama mediatico romando, dal futuro giornalismo ai modelli di finanziamento, fino alle sfide poste dalle trasformazioni tecnologiche e dall’intelligenza artificiale. Questo podcast è un po’ come la Svizzera: sfaccettato e ricco di voci.

Le voci:
–         Lorenzo Erroi, responsabile del Dipartimento Cultura e Società RSI
–         Adriane Dayer, giornalista a La Téle
–         Natascha Fioretti, giornalista culturale
–         Mattia Pacella, giornalista RSI per il TG

Diritti e doveri

di Didier Bernasconi

Se nel modulo 5 ci si è confrontati con il diritto dei media, qui si rientra nella stessa orbita tematica discutendo di diritti e doveri dei giornalisti. Dopo l’analisi e il commento del codice deontologico, il documento di riferimento a tal proposito, sono stati passati in rassegna alcuni casi di sue (presunte) violazioni giunti sulle scrivanie del Consiglio svizzero della stampa. A dar voce a questa lezione sono stati Luca Allidi, attualmente membro del Consiglio, e Francesca Luvini, che lo è stata per oltre dieci anni.

La storia del giornalismo, passato e nuovi orizzonti

di Federico Talarico

“Nel modulo 9 del corso di giornalismo, Enrico Bianda e Carlo Sorrentino analizzano attraverso un approccio storico il ruolo del giornalista negli ultimi anni e le sue prospettive future. La sfiducia nei confronti dei servizi di attualità tradizionali costringe il giornalista ad assumere un approccio autocritico e rivedere le sue competenze. La riflessione dei due conferenzieri è andata a interrogarsi su queste problematiche fornendo un punto di vista lucido e fresco sulla professione”.

Reportage e documentari, valore aggiunto e montaggi

di Christian Bernasconi

Documentari e reportage possono sembrare la stessa cosa: entrambi raccontano il mondo, entrambi cercano la verità dei fatti. Ma è nel modo in cui questa verità viene cucita, interpretata e montata, che nasce la differenza. Ne parliamo con tre professionisti che questo mestiere lo vivono sul campo e da tempo lo portano avanti con grande successo.

In compagnia di Isabelle Ducret (giornalista RTS), Philippe Blanc (regista e giornalista RSI) e Andrea Levorato (video editor presso SPAID s.a.g.l.), scopriremo alcuni trucchi del mestiere per realizzare un buon documentario e capiremo quali sono le qualità umane per entrare in sintonia con le persone e con le loro storie.

Scrivere (prima parte)

di Sofia Stroppini

“La lingua di plastica” è una lingua stereotipata, che rende la nostra comunicazione scontata e poco piacevole. Nel giornalismo, occorre fare uno sforzo per evitarla, così come pure bisogna impegnarsi a utilizzare un linguaggio che sia comprensibile a tutti. Non sempre infatti le parole che utilizziamo nella vita di tutti i giorni lo sono, perché magari sono degli elvetismi, che non aderiscono all’italiano standard.

Di questo abbiamo parlato nel modulo 11 del Corso di giornalismo della Svizzera italiana, insieme alla sociolinguista Vera Gheno e a Sergio Savoia, direttore delle reti radio “Rete Uno” e “Rete Tre” presso la RSI.”

Scrivere (seconda parte)

di Clarissa Tami

IGNORARE L’IGNORANZA

L’ignoranza come stile di vita.
Analizziamo, con l’acume di Bruno Giussani e la profondità di Marta Morazzoni chi trae profitto dalla nostra pigrizia intellettuale.

Conoscere la Storia

di Sophie Blonk

Nel 1847 la guerra del Sonderbund segna la fine della vecchia Confederazione e apre la strada alla Costituzione del 1848, atto di nascita della Svizzera moderna. Il podcast, con il politologo Andrea Pilotti, ripercorre la costruzione dello Stato federale, la formazione del Consiglio federale, il ruolo del Parlamento e l’evoluzione della democrazia diretta. Con lo storico e giornalista Orazio Martinetti, approfondisce la lunga tradizione della neutralità svizzera e le sfide attuali. Infine, insieme al divulgatore Jonas Marti, racconta come la storia possa essere resa accessibile e coinvolgente per il pubblico di oggi.

Berna – trasferta: capire le istituzioni federali e il potere politico

di Mirko Sebastiani

Un viaggio a Berna, cuore della politica elvetica, per esplorare le stanze del potere da una prospettiva diversa: non quella dei politici, ma quella dei giornalisti. Venerdì 12 dicembre 2025 siamo partiti dal binario tre della stazione di Lugano in direzione di Berna, nell’ambito del Modulo 14 – Capire le istituzioni federali e il potere politico.

La giornata, guidata dal giornalista radiofonico Alan Crameri, è stata dedicata alla scoperta del giornalismo a Palazzo federale. Abbiamo visitato il Centro media, il vero centro nevralgico dell’informazione politica a Berna, luogo in cui le decisioni delle istituzioni vengono tradotte in notizie comprensibili per il grande pubblico.

Un’occasione per riflettere su come raccontare temi complessi, spesso percepiti come ostici e burocratici, in modo chiaro e accessibile, affinché non restino confinati agli addetti ai lavori ma coinvolgano attivamente la popolazione nel dibattito politico federale.

Berna – Trasferta per capire istituzioni federali e potere politico

di Ionah Salvioni

“Durante la seconda giornata della trasferta a Berna, organizzata per comprendere più da vicino il funzionamento della politica nazionale svizzera, abbiamo avuto l’occasione di confrontarci con Gian Paolo Driussi, giornalista e corrispondente RSI da Berna. Insieme a lui abbiamo approfondito il ruolo di chi segue quotidianamente la politica federale, soffermandoci sui compiti del corrispondente parlamentare, sul tema delle lobby e su come affrontarlo dal punto di vista giornalistico, così come sul delicato rapporto tra media e politici.

Dalla teoria siamo poi passati alla pratica: grazie a una visita guidata a Palazzo federale abbiamo potuto “toccare con mano” la politica nazionale, entrando nei luoghi in cui vengono prese le decisioni che influenzano la vita del Paese.”

Podcast e radio

di Matteo Burkard

Un podcast sul podcast.

Durante questa giornata abbiamo approfondito gli aspetti contenutistici e formali che permettono di realizzare contenuti audio di qualità. Ci siamo soffermati sulle diverse fasi della creazione di un podcast: dall’ideazione, alla registrazione fino alle modifiche finali.

Claudio Kernen, ingegnere audio e responsabile del team audio alla RSI, ha trattato gli aspetti tecnici, spiegando come registrare correttamente e lavorare con materiale audio di qualità.

Anais Poirot Gorse, giornalista e documentarista, si è soffermata invece sugli aspetti contenutistici, e ci ha mostrato, in particolare, come impostare la narrazione e dare la giusta importanza ai suoni ambientali.

Infine, nel pomeriggio, abbiamo avuto la possibilità di mettere in pratica le nozioni imparate realizzando un breve podcast.

Il lavoro di videomaker: il giornalismo del futuro?

di Francesca Rodesino

La figura del videomaker è centrale nel giornalismo contemporaneo: si occupa di regia, riprese, montaggio e sonorizzazione, trasformando un’idea in racconto visivo. Grazie a competenze tecniche, narrative e creative, il videomaker traduce i contenuti giornalistici in immagini e suoni efficaci, diventando un ponte fondamentale tra indagine giornalistica e linguaggio audiovisivo.
Che lavori per programmi d’intrattenimento, informazione o di docufiction, nel giornalismo contemporaneo, il videomaker lavora a stretto contatto con le redazioni, collaborando con i giornalisti.

Alla lezione hanno partecipato in qualità di relatori: Patrick Soergel, regista documentarista e referente responsabile del gruppo videomaker della RSI, Riccardo Silvestri, videomaker RSI con esperienza in programmi d’intrattenimento, informazione e docufiction e Mattia Capezzoli, videomaker

OSINT, indispensabile strumento di inchiesta

di Alice Caldelari

Viviamo immersi nei dati. Siamo sempre connessi e sempre disponibili.
In rete circolano immagini, video, documenti e testimonianze: una quantità enorme di contenuti potenzialmente accessibili a chiunque. C’è però un problema: non tutto quello che troviamo online è vero.
Per chi fa giornalismo al giorno d’oggi, le fake news non sono più un’eccezione ma una presenza costante. Dunque, come riconoscere le informazioni false? E come si verifica quello che troviamo online? La risposta passa dall’OSINT e dal fact-checking.
E proprio di questo parliamo con David Puente, professionista della verifica giornalistica dei fatti e vicedirettore di Open.

Corrispondenti e inviati

di Nicola Rezzonico

Quali sono i compiti di corrispondenti e inviati? Quali le difficoltà che si incontrano sul posto? E come prepararsi adeguatamente? Addentrandoci nel mondo di chi opera sul campo, fuori dai confini fisici della redazione, abbiamo risposto a queste e a tante altre domande grazie ai contributi di Stefano Ferrando (inviato sportivo), Pierre Ograbek (inviato di guerra), Bettina Müller (responsabile degli esteri alla RSI) e Massimiliano Herber (corrispondente da Washington), tra preziosi consigli… e l’invito a lanciarsi.

Scavare nel locale

di Carlo Canonica

“Questo podcast riassume due lezioni del modulo 20 dedicate al giornalismo investigativo. Da una parte il giornalista di Areaonline Federico Franchini spiega come sia possibile costruire un’inchiesta partendo da documenti ufficiali e sentenze, attraverso un lavoro di ricerca e analisi. Dall’altra Anna Bernasconi della RSI racconta la sua esperienza televisiva, condividendo il lavoro svolto durante un’inchiesta nella quale ha dovuto mettersi direttamente nei panni di una vittima. Due approcci diversi ma uniti dallo stesso obiettivo: portare alla luce fatti e realtà spesso nascosti.”

Digitalizzazione, necessità e rischi

di Giulio Rezzonico

“Il modulo 21 si apre con una riflessione sul conflitto russo-ucraino affrontato non soltanto come evento di stretta attualità, ma come fenomeno storico le cui radici affondano ben prima del 2022, anno dell’invasione russa. Nella prima parte della mattinata, lo storico Marcello Flores ci ha invitato a considerare diversi punti di partenza per comprendere davvero gli eventi contemporanei, sottolineando quanto, anche per chi fa giornalismo, sia essenziale raccontare i fatti con rigore, metodo e consapevolezza storica.

Successivamente, insieme a Pietro Montorfani, professore di informatica umanistica e responsabile della Biblioteca Salita dei Frati, l’attenzione si è spostata sul tema della digitalizzazione e sulle dinamiche che regolano la ricerca delle informazioni online. Attraverso esempi concreti emergono i limiti e le potenzialità del web e dell’intelligenza artificiale, mostrando come l’accesso ai dati non sia mai immediato o completo come possiamo pensare e come il lavoro umano di verifica, interpretazione e approfondimento resti centrale ancora oggi. 

Nei due interventi si mette così in luce una stessa esigenza: andare oltre la superficie delle informazioni. Che si tratti di ricostruire un conflitto o di orientarsi tra archivi e strumenti digitali, il lavoro giornalistico richiede tempo, metodo e capacità di leggere il contesto: elementi indispensabili per trasformare le informazioni in un racconto chiaro e basato sui fatti.”

Una giornata in redazione al Corriere del Ticino

di Michelangelo Cavadini

“Venerdì 13 febbraio, il Corso di giornalismo della Svizzera italiana ha trascorso una giornata presso la redazione del Corriere del Ticino a Muzzano, insieme a quattro relatori con ruoli, esperienze e prospettive differenti sulla stessa professione.
Il podcast raccoglie e monta in un dialogo virtuale i contributi dei quattro professionisti attorno a una domanda centrale: in un’epoca di saturazione informativa e intelligenza artificiale, cosa resta e cosa vale del giornalismo umano?
Con Paride Pelli abbiamo riflettuto sul rapporto e il conflitto tra il ruolo di giornalista e quello di direttore, sulla rilevanza del giornalismo regionale nel villaggio globale e sulla necessità di anticipare i trend senza snaturare la missione della testata. Dario Campione, il “professore”, ha insistito sull’importanza della parola precisa, della cultura come capacità di mettere in relazione fatti e fenomeni e sul rischio di confondere informazione e
spettacolo.
Mauro Spignesi ha portato il modello New Yorker come esempio di rigore e chiarezza, sottolineando il valore del patto di fiducia tra testata e lettore come leva di sopravvivenza nel mercato dell’informazione.
Mentre Marcello Pelizzari ci descrive la realtà dell’ecosistema digitale, tra algoritmi, tassi di conversione, pubblici sempre più distanti e un margine, risicato, che resta all’umano, in un ambiente sempre più pervaso e dominato dall’IA.
Ne emerge un quadro lucido e senza illusioni, ma non privo di fiducia: il giornalismo è in trasformazione, non estinzione. La qualità, il senso critico e il rapporto diretto con il lettore restano le leve su cui scommettere. Il destino della professione, come suggerisce la chiusura del podcast, non è così slegato da quello del mondo in cui viviamo. Anzi: in un certo senso lo determina.”

Tecnologia e intelligenza artificiale in redazione

di Isabel Piazza

“Dall’IA che entra nei processi redazionali all’IA come potere digitale da indagare: questo episodio del podcast del Corso di giornalismo della Svizzera italiana mette a fuoco come stanno cambiando le redazioni. Con Colin Porlezza, professore di giornalismo digitale all’USI, partiamo da una fotografia dell’oggi: dove l’IA è già presente nel lavoro giornalistico, quali pratiche sta ridefinendo e quali responsabilità nuove chiede a chi fa informazione. Con Philip Di Salvo, ricercatore e docente all’Università di San Gallo, capovolgiamo lo sguardo e affrontiamo l’IA come oggetto di inchiesta: algoritmi opachi, scatole nere delle piattaforme che selezionano ciò che vediamo, sfide per il giornalismo investigativo. Il percorso del podcast tiene insieme questi due piani, l’IA nei media e l’IA indagata dai media, e tocca temi come governance, potere digitale, linee rosse e competenze richieste a chi vuole fare giornalismo in questo scenario.”

Scienza tra oggettività e condizionamenti

di Vittoria De Feo

“Il ventiquattresimo episodio di questo podcast è dedicato al giornalismo scientifico e alla divulgazione della scienza, temi centrali della lezione del Corso di giornalismo tenuta da Giovanni Pellegri e Maria Grazia Buletti. Nel corso del modulo sono stati esplorati argomenti quali il ruolo dei media nel raccontare la ricerca scientifica e le sfide legate alla traduzione di contenuti complessi in informazioni chiare, accurate e accessibili al pubblico. Vengono affrontate alcune questioni fondamentali: come comunicare correttamente un risultato scientifico? Dove si colloca il confine tra semplificazione e distorsione? Quale responsabilità hanno i giornalisti nel contrastare disinformazione e sensazionalismo? Attraverso l’esperienza dei nostri interlocutori, questo episodio propone una riflessione sulle sfide legate al giornalismo scientifico contemporaneo, evidenziando l’importanza di una divulgazione capace di avvicinare la scienza alla società.”

Cosa sapere dell’economia

di Lorenzo Perren

“Tre esperti, tre sguardi diversi sull’economia e un tentativo di renderla meno spaventosa. In questo podcast ho provato a costruire un piccolo vademecum per giornalisti alle prese con la notizia economica: cos’è davvero l’economia, perché ci intimidisce, e come raccontarla senza cadere in semplificazioni o errori.
Luca Fasani, giornalista economico della RSI, ci guida tra le trappole pratiche del mestiere, dai tre zeri di troppo alle informazioni nascoste nei comunicati stampa. Barbara Antonioli Mantegazzini, professoressa di economia alla SUPSI, smonta alcuni pregiudizi, mostrandoci come un dato letto in superficie possa raccontare una storia completamente diversa da quella reale. E infine Giorgio Panzera, della Fondazione Mantello Filantropia, introduce il terzo settore, quell’attore che sfugge quando ragioniamo solo in termini di Stato contro mercato. Il consiglio finale? Curiosità e buon senso.”

Finanze: come sopravvivere? (parte I)

di Lalitha Delparente

“Nel corso del Modulo 26, dedicato al finanziamento della stampa francese e ai modelli emergenti, il tema è stato approfondito insieme all’esperto Didier Desormeaux. Tra le principali criticità emerse: il rischio di una maggiore dipendenza dei media dal potere politico e la crescente concentrazione del sistema mediatico.

Oggi, infatti, una parte significativa dei media francesi è controllata da un ristretto numero di grandi gruppi industriali e finanziari. Il caso emblematico analizzato è quello di Vincent Bolloré, figura centrale nella costruzione di un impero mediatico che abbraccia televisione, radio, stampa e editoria, caratterizzato anche da una precisa linea ideologica.

Parallelamente, cresce la sfiducia del pubblico. Una tendenza influenzata da diversi fattori, tra cui eventi traumatici come gli attentati del 2015 e la diffusione di teorie complottiste, spesso amplificate dal contesto politico e digitale contemporaneo.

Tra le sfide principali emergono la necessità di ricostruire un rapporto di fiducia con il pubblico, mantenere indipendenza e integrità professionale e adattarsi a un ecosistema mediatico in continua evoluzione.

Accanto alle criticità, si delineano anche nuovi modelli virtuosi. Tra questi, l’esperienza di Linkiesta rappresenta un esempio di giornalismo indipendente, basato su analisi e approfondimento, accessibile gratuitamente e sostenuto dalla comunità dei lettori. Il caporedattore Andrea Fioravanti ha evidenziato come modelli simili possano offrire spunti replicabili anche in contesti locali, pur tenendo conto di sfide specifiche come il multilinguismo e le risorse limitate.”

Finanze: come sopravvivere? (parte II)

di Paula Leu

“In un contesto mediatico attraversato da profonde trasformazioni – dal modo in cui si produce l’informazione, a quello in cui il pubblico la consuma – cresce l’interrogativo su quali vie di finanziamento possano continuare a garantirne l’esistenza e la solidità. Il giornalista Bernard Rappaz osserva come il panorama svizzero si regga su un equilibrio tra pubblico e privato, tanto nell’ecosistema dei media, quanto nei canali economici che lo sostengono. È proprio in questo scenario che, accanto ai modelli tradizionali di finanziamento, si fanno spazio le fondazioni a scopo filantropico: una terza via alternativa e ancora in definizione, che propone nuove possibilità ma anche nuove responsabilità.

Si tratta infatti di un modello che solleva interrogativi etici e che richiede regole chiare, capaci di mettere al centro i valori che orientano il “buon” giornalismo: la trasparenza, l’obiettività, la pluralità. Sono temi che Bernard Rappaz ha affrontato durante il Modulo 26 del Corso di giornalismo della Svizzera italiana, delineando il posto che le fondazioni occupano oggi nella realtà mediatica svizzera e il ruolo che potrebbero assumere in futuro.”

La Storia, preziosa compagna

di Sofia Pelosi

“La storia è stata al centro del modulo 27 del corso di giornalismo della Svizzera italiana e l’abbiamo affrontata attraverso diverse chiavi di lettura. 

Roberto Antonini, giornalista e direttore del corso, ci ha fornito un’inquadratura generale del conflitto in Medio Oriente. Un conflitto che dura da oltre cent’anni ed è molto più complesso di quanto immaginiamo.

Con lo storico e giornalista Orazio Martinetti abbiamo ripercorso le principali tappe del sistema politico ticinese, partendo dalle forti contrapposizioni dell’Ottocento fino alle trasformazioni più recenti.

Maurizio Binaghi, docente di storia al Liceo cantonale di Lugano 1, ha messo alla prova le nostre conoscenze sulla Svizzera, affrontando temi come la differenza tra storia e memoria collettiva e il concetto di neutralità.

Dal Medio Oriente alla politica ticinese, fino all’identità svizzera. Tre temi apparentemente lontani, ma uniti da un filo conduttore comune: per comprendere davvero il presente, è fondamentale conoscere il passato.”

America, Russia: due mondi da capire

di Martino Donth

“L’America è stata onnipresente negli affari del mondo, siano essi culturali o politici. In seguito alla Seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti si sono imposti come principale potenza dei paesi occidentali.
Sull’onda del 28esimo presidente Woodrow Wilson, che promosse una politica estera basata su un aspetto morale incentrato sull’esportazione della democrazia, sulla cooperazione dei popoli e sull’autodeterminazione degli Stati, gli USA si sono autonominati guardiani del mondo e della democrazia.
Nonostante una lunga lista di sanguinose incoerenze e comportamenti controversi, l’egemonia dell’impero americano, durato più 75 anni, è stato il più stabile e ha prodotto il più lungo periodo di pace nella storia umana, questa è almeno la tesi dell’ospite di questo modulo: Kenneth Forder, ex alto funzionario dello Stato americano.
Forder ci offre la prospettiva da un interno (non priva di pregiudizi auto ammessi) del “Deep State”: organo di funzionari governativi che fa funzionare di fatto uno Stato democratico indipendentemente dalla leadership politica. 
In questa lezione Forder ci presenta la sua visione dell’attuale clima sociale e politico statunitense, sull’orlo di un precipizio che potrebbe segnare la fine della democrazia americana e la fine del grande impero degli USA con grandi ripercussioni globali.
Il sistema statunitense non aveva calcolato il rischio di una minaccia interna che potesse smontare appunto dall’interno, con il presidente Trump, la democrazia americana.
Nella seconda parte del modulo abbiamo esplorato invece i nuovi confini giornalistici nel panorama mediatico digitale, tra nuove tecnologie, rischi e opportunità. La professoressa Nathalie Pignard-Cheynel dell’Università di Neuchâtel ci offre una panoramica delle nuove dinamiche e delle nuove sfide che emergono nel contesto digitale, tra social, algoritmi e nuovi attori mediatici che si sovrappongono al giornalismo tradizionale.”